sabato 13 giugno 2015

Recensione Un lungo fatale ultimo addio di Velonero






Titolo: Un lungo fatale ultimo addio
Autore: Velonero
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: 28 gennaio 2015
Pagine: 254
Punto di vista: terza persona
Livello di sensualità: basso







Trama: Londra 1819.
Valéry Campbell sa di mettere a rischio la propria reputazione, quando si reca nella bisca di Lady Venom, ma deve impedire al padre di giocarsi tutto in una mano di carte. Sir Arthur Campbell però ha già barattato la tenuta di famiglia e, con l’acqua alla gola, tenta di vendere anche la figlia a un losco e ricchissimo libertino, Lord Baxton. Questi non è altri che lo zio di Charles, il figlio del duca di Ragland, anche lui ospite della bisca: è proprio in quest’occasione che Valéry lo rincontra, dopo anni, e scopre di provare qualcosa per lui. Naufragato l’estremo tentativo di ripagare i suoi debiti, Sir Arthur, in un accesso di disperazione, si suicida al tavolo da gioco. Da questo momento in poi la vita di Valéry si complica terribilmente. I trascorsi della sua famiglia non le permettono di sposare Charles e al tempo stesso si trova a lottare con tutte le forze per resistere ai tentativi di seduzione di Lord Baxton, al quale non vuole cedere. Lo scontro tra i due è aperto e dichiarato: ma chi è davvero David Baxton? Quel che Valéry pensa di lui corrisponde a verità?
Commento: 


Il romance storico è il mio genere preferito, in assoluto. Adoro immergermi in atmosfere ovattate e antiche, dove il tempo viene scandito con lentezza e le buone maniere sono un’abitudine, non certo un’alternativa. E le esperienze che ho avuto con le autrici italiane che si sono cimentate nel rosa storico sono state tutte ottime. 

Velonero è stata una felice scoperta. Sa scrivere, sviluppare trama e personaggi e ci salva dalla noia. Devo dire che questo libro mi ha ricordato moltissimo la regina del regency Mary Balogh per diversi motivi: il periodo regency, ovviamente, ma anche la coralità del romanzo, dato che ci sono moltissimi personaggi tutti collegati tra loro. E infine la protagonista, una nobildonna caduta in disgrazia, che mantiene se stessa e la sua sfortunata famiglia svolgendo il lavoro di istitutrice. E se è vero che il lavoro nobilita l’uomo, Valéry avrà la sua bella dose di umiliazione e dolore.

Tutto comincia in una bisca di alto bordo, dove il padre della protagonista dilapida il patrimonio di famiglia. Valéry incontra in quel frangente il suo primo amore e lo zio di lui, il tenebroso David Baxton, un bad boy che tanto bad non è, e non perché ha subito una di quelle improbabili trasformazioni romanzesche, ma per un motivo molto più nobile.

La storia si dipana tra feste in nobili magioni, misteri e intrighi. Conosciamo davvero molti personaggi, tutti ben riusciti, e seguiamo Valéry che non perde mai la propria dignità, percorrendo a testa alta ,la storia nonostante le umiliazioni subite da bieche figure e anche, e già, da David e Charles, il suo primo amore.

I cattivi non sono solo malvagi, arrivisti e ambiziosi, ma anche viziosi e amorali, aspetti che amo negli antagonisti dei romanzi. Ho apprezzato tutti i personaggi, ma David in particolar modo, e non solo perché è un gran bel pezzo d'uomo, sicuro di sé e un po' stronzo, ma soprattutto per la sua umanità e vulnerabilità, per la sua bontà nonostante tutto quello che ha subito da parte di coloro che avrebbero dovuto amarlo e proteggerlo. La scena in cui ha paura di entrare nel club per timore di vedersi rifiutato è meravigliosa.

Purtroppo non ho dato il punteggio pieno perché ho trovato dei punti deboli che, come amante del romance storico, non ho potuto ignorare, più che altro sono imprecisioni o anacronismi.

I dialoghi: o sono infarciti di parole dal sapore antico, rendendoli eccessivamente altisonanti, oppure talmente semplici da risultare improbabili  o troppo moderni. Nessuno all'epoca avrebbe detto Tizio è un patito di gighe e contraddanze.

Cito "Con un'acconciatura elaborata creata dalle abili mani di un parrucchiere esperto"
In epoca regency, ma anche dopo, non esistevano i parrucchieri per come li conosciamo oggi, la toletta delle lady era curata dalle cameriere personali.

Altra citazione "statue di marmo e mobili pregiati che seguivano più i gusti di un architetto di fama che il desiderio di chi vi abitava di viverci bene"
Non poteva essere altrimenti, stiamo parlando della dimora di rappresentanza di un duca, fatta per ostentare. La comodità si poteva cercare nei salotti informali, che erano appunto le stanze private non accessibili a tutti. Detta così sembra che si sta parlando dell'architetto famoso che deve arredare la casa di zia Elide.

Infine la regola di successione del titolo dettata dalla lettera di patente. Sicuramente Velonero ne sa più di me di giurisdizione inglese, ma io so che il titolo passa al figlio maschio più grande e se non c'è, al parente maschio più prossimo. A parte pochissimi titoli, in genere le baronie che sono le più antiche, non si passa dalla linea femminile. Comunque il titolo non si trasmette in maniera arbitraria né viene scelto il successore da chi tramanda il titolo.

Ma questi "difetti" sono tali solo per chi è pignola come me e per chi ama particolarmente lo storico. Questa è una bella storia d'amore, con bei personaggi e una trama vivace. Sicuramente continuerò a seguire l'autrice.


Il mio giudizio è

6 commenti:

  1. Ciao, ottime osservazioni.
    E critiche centrate.
    Però vorrei farti notare che la successioni inglese prevedeva e prevede la possibilità del passaggio del titolo anche alle donne. Esempio? La Regina.
    Esistevano, per i più abbienti, figure preposte ad acconciare i capelli (anche nel Regno di Napoli), basti pensare che, fine Settecento, Paolina Bonaparte lanciò la moda del capello corto. Quel taglio riscosse successo anche a Londra. Nessuna però si sarebbe azzardata a farselo eseguire dalla cameriera personale. Vero anche che cameriere piuttosto brave in quel compito, passavano da una casa all'altra "in prestito". Ricordo anche che il termine parrucchiere deriva da parrucca, e fino a vent'anni prima erano figure professionali indispensabili. Comunque esistevano ancora personaggi che andavano nelle case dei ricchi ad acconciare i capelli alle signore.
    Architetto di fama, ho inteso spiegare velatamente la differenza fra il nuovo più "pulito" stile neoclassico e rivisitazioni eccessive e manieristiche volte a ostentare, proprie di chi, come la duchessa in questione, null'altro era che una arrampicatrice sociale. La casa della duchessa era stata "ricreata" per ostentare un'antica ricchezza, propria invece della dimora di Oakham dove i cimeli sono autentici. Ho inteso spiegare che lo stile vero fa parte di antica tradizione, difficilmente riproducibile in una abitazione appena messa su con i soldi del cognato. Le case nuove, e in quel periodo a Londra sorgono nuovi quartieri residenziali anche nobiliari, vengono arredate con uno stile più sobrio.
    Grazie della bella recensione e se vuoi parliamo dei punti che hanno stonato come l'architettura, anche perchè, se lo hai notato, significa che non sono stata chiara. Grazie di nuovo, VeloNero.

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  2. VeloNero ha detto...
    Ciao, ottime osservazioni.
    E critiche centrate.
    Però vorrei farti notare che la successioni inglese prevedeva e prevede la possibilità del passaggio del titolo anche alle donne. Esempio? La Regina.
    Esistevano, per i più abbienti, figure preposte ad acconciare i capelli (anche nel Regno di Napoli), basti pensare che, fine Settecento, Paolina Bonaparte lanciò la moda del capello corto. Quel taglio riscosse successo anche a Londra. Nessuna però si sarebbe azzardata a farselo eseguire dalla cameriera personale. Vero anche che cameriere piuttosto brave in quel compito, passavano da una casa all'altra "in prestito". Ricordo anche che il termine parrucchiere deriva da parrucca, e fino a vent'anni prima erano figure professionali indispensabili. Comunque esistevano ancora personaggi che andavano nelle case dei ricchi ad acconciare i capelli alle signore.
    Architetto di fama, ho inteso spiegare velatamente la differenza fra il nuovo più "pulito" stile neoclassico e rivisitazioni eccessive e manieristiche volte a ostentare, proprie di chi, come la duchessa in questione, null'altro era che una arrampicatrice sociale. La casa della duchessa era stata "ricreata" per ostentare un'antica ricchezza, propria invece della dimora di Oakham dove i cimeli sono autentici. Ho inteso spiegare che lo stile vero fa parte di antica tradizione, difficilmente riproducibile in una abitazione appena messa su con i soldi del cognato. Le case nuove, e in quel periodo a Londra sorgono nuovi quartieri residenziali anche nobiliari, vengono arredate con uno stile più sobrio.
    Grazie della bella recensione e se vuoi parliamo dei punti che hanno stonato come l'architettura, anche perchè, se lo hai notato, significa che non sono stata chiara. Grazie di nuovo, VeloNero.
    P.S. Mi sa che ho postato il commento due volte...

    13 giugno 2015 08:30 Elimina

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  3. Ciao Velonero, grazie per le risposte esaustive, è molto bello potersi confrontare con le autrici.
    Per le parrucchiere, questo mestiere ha una storia lunghissima, si trovano già all'epoca dei Flavi e come hai detto te, fino a pochi decenni prima del Regency, quando appunto si usavano le parrucche, i parrucchieri erano richiestissimi. Diciamo che la parola stona per il modo in cui è stata utilizzata all'interno del romanzo, ma come ho detto nella recensione, sono sfumature. Per la successione avevo parlato di baronie e non di monarchia perché quest'ultima è abbastanza famosa da non dover essere menzionata, basta dire Elisabetta I. Quello che non ho capito è quando il vecchio duca dice di voler scegliere il successore. Non credo, ma ho specificato che non sono ferratissima sulla legislazione nobiliare inglese, che si potesse decidere. Né che una donna potesse succedere, perché appunto i casi permessi sono davvero pochi. Ma è un romanzo, tutto può accadere.
    Per ciò che riguarda l'architettura ammetto di non aver colto il riferimento alla "condizione" dei proprietari, e non perché non ti sei spiegata, l'hai fatto benissimo, sono io che non ho collegato.
    Appena smaltisco un po' di arretrati leggerò anche Ritorno a Westbury, i protagonisti promettono bene. Buon lavoro e grazie ancora

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  4. Ciao, appena avuto un po' di tempo sono andata a rileggermi il passaggio. Hai ragione, sembra che la duchessa in questione abbia preso appuntamento chez Jean Louis David per taglio colore e piega. Se ne avrò la possibilità darò una ritoccatina :D Hai ragione anche sulle baronie, di solito sono i casati più illustri e antichi che hanno regole più elastiche nella successione, soprattutto ducati e marche. Le modifiche alla lettere patente, se la memoria non mi inganna, era possibile con interpellanza al re che decideva con una commissione di nobili. Invece per quanto riguarda il vecchio duca, direi che sono più ingerenze sulle scelte future del figlio primogenito, volte a diseredare il figlio minore in favore dei di lui figli, piuttosto che una vera norma. So che qui sono stata farraginosa... Comunque torno a ribadire il mio grazie, bella recensione. Mi è piaciuta ed è stata molto stimolante. Mi ha arricchito. Ciao e a presto.

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  5. Mi intrometto per complimentarmi con l'autrice. Spesso si tende a difendere i propri romanzi a spada tratta, immagino siano un po' come dei figli, è comprensibile. Ma a volte si perde un po' il senso della misura. Quindi sono piacevolmente colpita dall'approccio aperto e disponibile di Velonero. Ha la mia ammirazione e il mio rispetto. :)

    P.S. Rileggendo sembra una gran leccata, però sono sincera... XD

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  6. Io tendo ad essere sincera quando commento un libro, anche brutale a volte, e mi faccio mille problemi nei due secondi che precedono il momento in cui clicco su pubblica. Però non mi va di mentire o infiocchettare un mio giudizio. E temo sempre le reazioni delle autrici, perché spesso le loro risposte possono essere altrettanto brutali, sicuramente supponenti o risentite. Tu sei un po' una mosca bianca, hai letto, commentato e accettato le mie critiche con la maturità di una vera Autrice, e di Autrici con la A maiuscola oggi come oggi non ce ne sono molte (giuro non è una leccata ma un dato di fatto, il self qualche danno l'ha provocato) e per questo hai tutta la mia ammirazione. A presto. Claire

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