lunedì 2 novembre 2015

Recensione doppia Talon di Julie Kagawa (Serie Talon #1)


Titolo: Talon
Titolo originale: Talon
Autore: Julie Kagawa
Serie: Talon #1
Editore: Harlequin Mondadori
Data di pubblicazione: 6 ottobre 2015
Pagine: 430
Punto di vista: prima persona alternato
Livello di sensualità: basso


Trama: Ci fu un tempo in cui i draghi furono cacciati fino quasi all'estinzione dai cavalieri dell'Ordine di San Giorgio. Da allora, nascosti sotto sembianze umane, i draghi di Talon sopravvissuti al massacro si sono moltiplicati e hanno acquisito maggiore forza e astuzia nel corso dei secoli: non manca molto a quando saranno pronti a diventare i padroni del mondo, senza che gli esseri umani nemmeno se lo immaginino. Ember e Dante Hill sono gli unici esemplari di draghi fratello e sorella, addestrati per infiltrarsi nella società degli uomini. Ember non vede l'ora di vivere come una teenager qualunque e godersi quell'unica estate di libertà che le sarà concessa, prima di ricoprire il ruolo a lei destinato dentro il regno di Talon. Ma l'Ordine è sulle loro tracce per terminare quanto non era stato fatto nel passato: annientarli tutti. Il cacciatore di draghi Garret Xavier Sebastian, però, non può uccidere, a meno che non sia sicuro di aver trovato la propria preda. E niente è certo quando si tratta di Ember Hill. 

Recensione di Alice:
Uffa. Questa recensione non s'ha da fare. A parte che il libro non è arrivato quando doveva arrivare e nemmeno da chi doveva arrivare. (Ma grazie a chi l'ha fatto! Ti lovvo!) A parte che avevo letto l'estratto e mi aveva intrigato ammorte. A parte che l'ho finito da giorni e non ne volevo sapere di mettermi a scrivere questa benedetta recensione... Alla fine sono qui. Ho chiesto persino supporto a Mira Phora, che gentilmente si è prestata a una doppia recensione perché la mia, lo so già, sarà imbarazzante. Insomma, una lettura nata sotto una cattiva stella. Vi ho avvisati.

Tutta questa pappardella per farvi capire che il libro è carino, basta vedere il voto che gli ho dato, ma mi sta un po' antipatico. Quindi non sarò molto obiettiva. Se volete leggere qualcosa di sensato, andate qui sotto, e leggete la recensione di Mira. Well... L'idea di partenza mi aveva intrigata ammorte, per autocitarmi. Insomma, parliamone: draghi nascosti sotto sembianze umane che si mescolano sulle calde spiagge californiane? Tra onde, surf, ragazzi muscolosi seminudi e creature leggendarie? Oh.My.God. Ero già in fibrillazione. Le prime pagine partono alla grande: bello stile, personaggio femminile con un bel caratterino, situazione spinosa fin da subito... La mia attenzione era ai massimi livelli.

Ma poi... le pagine scorrono e ripiombo con i piedi per terra. La trama si assesta su una linea piuttosto prevedibile. Ember è la gemella cattiva, quella che si ribella all'autorità di Talon. Ma Talon chi è o cosa è, esattamente? Qualcuno me lo spiega? No, perché io non l'ho mica ancora capito. E questo secondo me è uno dei difetti principali del libro. L'autrice non ci ha raccontato abbastanza della cultura, della società, chiamatela come volete, dei draghi. Ci dà qualche qualche piccolo input qua e là, ma rimane sostanzialmente nebulosa. Talon è il Grande Fratello. Misterioso, nascosto, potente, ma vede tutto. Non gli sfugge niente. 

Va beh, torniamo a noi. Ember assume il ruolo dell'adolescente ribelle, tanto che spesso finisco per dimenticare la sua vera natura, E secondo me, se la dimentica anche lei. Fughe di nascosto, porte sbattute, litigate... C'è tutto il corollario della teeneger perfetta. L'unico aspetto che la distingue dalla massa è il suo essere disorientata dalle emozioni e le abitudini umane, come spettegolare e guardare adoranti i bei ragazzi. 

Le cose si fanno interessanti quando arriva Garret. E' un personaggio interessante. Cresciuto sin da piccolo come un soldato, ha fatto dell'uccidere draghi la missione della sua vita. Ha 17 anni, ma non è mai andato a bere una birra in un bar con gli amici, non ha mai flirtato con una ragazza... Sotto un certo punto di vista, assomiglia ad Ember molto più di tutti gli altri. Anche per lui, le normali emozioni e abitudini umane sono aliene. La parte più avvincente del romanzo non sono tanto i risvolti fantasy, con voli di drago sputafuoco (anche perché ne leggiamo ben pochi), o quelli alla spy-game, con stanze segrete e allenamenti alla navy seals. Ma è vedere questo ragazzo venire a patti con le proprie emozioni, i propri sentimenti e quello che per tutta la vita ha creduto essere giusto.
"Mente infilavo la Glock nella fondina da coscia, colsi di sfuggita il mio riflesso nello specchio ovale sopra la cassettiera. Vidi un soldato austero e dagli occhi di ghiaccio, pronto a combattere e ad affrontare la morte. Fu un brusco, improvviso promemoria: io ero quello. Le ultime settimane erano state una fantasia, una piacevole distrazione. Ma era tempo di tornare al mondo reale e a ciò per cui ero stato addestrato. Ero un soldato di San Giorgio. Il mio scopo era uccidere."
A questo personaggio, seguendo la moda "tiangolare" del momento, l'autrice accosta un'ulteriore protagonista maschile moooolto interessante: Riley, un drago disertore. Se la parte umana di Ember (ma poi continuo a chiedermi, parte umana de che? Ember è un drago, non è un meticcio, quindi questa cosa... boh...), dicevo, se la parte umana di Ember è attratta da Garret, il suo drago è attratto da Riley in modo atavico, animale, irrazionale.

Insomma, gli spunti interessanti, come vedete, sono davvero molti, ma si poteva fare meglio. Il libro si chiude con un finale parecchio movimentato ma anche, ahimè, assai aperto... Una lettura piacevole, leggera e perfetta per svagarsi un po'.

Il mio voto è:

Recensione di Mira Phora:
"Fammi dimenticare, per una sera, che tutto questo non è reale. Fammi credere che questa potrebbe essere la mia vita. Che non sto tradendo tutto ciò in cui credo, stando qui e provando quel che provo."

Ammetto di sentire un filino l'ansia da prestazione. Anche se ormai Talon è bello pacifico sugli scaffali delle librerie, continuo a sentirmi come sotto esame, complice il fatto che - causa malattia infinita - non scrivo un commento da ben tre settimane. Ho perso un po' la mano e spero che questa copia - pesantissima - non cali come un macigno sulla mia ispirazione.
Dopo un sonnellino di ben due ore, posso cominciare a parlare di questo romanzo, finito ieri notte dopo sette giorni di lettura. Normalmente non ci metto così tanto, ma queste settimane sono state difficili, quindi il fattore tempo è irrilevante nel dare un giudizio complessivo. Ci ho messo tanto, ma ero anche convalescente. E poi, lo devo dire, questa copia pesa da morire, del tipo che tenerlo aperto e in mano mi consumava quel poco di energie che ero riuscita a raccimolare. Una lettura fisicamente impegnativa per me, dunque, anche se piacevolmente leggera.

Infatti è bene non farsi sviare dal marchio - Harlequin pubblica principalmente rosa, ma non più - e dalla copertina decisamente adulta e sofisticata nella sua semplicità. Talon è un romanzo fantasy per un target giovane - ma questo non ferma le over 30 come me a leggerlo - e ha il pregio di non conformarsi ai romanzi YA che girano adesso, che hanno quasi sempre una grossa componente romantica. Talon ha sì una vena romantica, ma questa gioca un ruolo marginale e serve alla trama, non ai personaggi. Del resto un fantasy si concentra sulla storia, in genere, e non sulle paturnie sentimentali dei ragazzini. Ottimo, quindi, cambio di registro: il target è giovane ma non c'è quel lato stucchevole e forzatamente rosa che a volte si trascina in modo poco realistico, per dare spazio ad un'introspezione dei personaggi che non mi aspettavo.

Conoscevo già la signora Kagawa avendo letto Immortal Rules - serie mai conclusa, grazie tante - e ricordavo perfettamente che, come autrice, questa donna non si fa incastrare dagli schemi e ha uno stile molto maturo nonostante scriva di ragazzini. Avevo un ricordo molto positivo che è stato confermato con Talon.
Il romanzo, che comunque non è particolarmente impegnativo o complesso, risponde alla perfezione allo schema del fantasy e si ritaglia un po' di spazio per inserire quei momenti che lo rendono particolare. Partiamo dal fatto che i draghi, di solito, vengono inseriti in un contesto fantasy storico: raramente si vedono nei tempi moderni e ancora più raramente si vedono inseriti nella società umana, con tanto di infradito, shorts e tavola da surf. Qui la protagonista è un drago che raramente è nella sua vera forma: Ember, per la natura del suo ruolo e del suo addestramento, deve mischiarsi agli umani facendo quello che fanno loro. Così vediamo una ragazzina che nasconde dentro di sé un drago fare surf, mangiare frullati, andare in bicicletta e prendersi una bella cotta per un umano. Ember è teneramente umana per le sue reazioni agli ordini e alle costrizioni di Talon - sfido io a trovare una sedicenne, di qualsiasi razza, che non sia insofferente agli obblighi - ed è selvaggia e pericolosa nella sua vera forma. Ember è un controsenso ambulante: potente e magnifica come drago, impotente e frustrata come umana.
Ammetto che, essendo la protagonista, mi aspettavo forse qualcosina in più da Ember. E' vero che è giovane, è vero che è solo all'inizio della sua presa di coscienza, è vero che fa dei piccoli passi verso l'indipendenza, ma è anche vero che questo è un fantasy sui draghi e magari qualche passo più ardito mi avrebbe coinvolta maggiormente.

Se da un lato c'è Ember, dall'altro abbiamo Garret, soldato dell'ordine di San Giorgio il cui unico scopo è sterminare i draghi. Insediato a Crescent Beach proprio come Ember, Garret deve trovare il drago dormiente e ucciderlo e per farlo deve - anche lui - inserirsi nella comunità, frequentando le spiagge e i suoi coetanei. Si fa in fretta a scordarlo ma Garret ha anche lui sedici anni e, sebbene sia estremamente maturo e adulto come soldato, come umano è impacciato e tenero. La sua scoperta della vita, fatta di divertimento e di nuovi sentimenti, è la stessa di Ember e non per niente i due entrano subito in sintonia, nonostante Garret sappia che molto probabilmente la sua dormiente è proprio la ragazza dai capelli rossi che lo scombussola.
Tra i due, lo ammetto, ho preferito Garret perché la sua lotta interiore è più struggente, è più sentita di quella di Ember e della sua ribellione a Talon. Non c'entra il fatto che lui sia umano e lei no, quanto proprio la gestione della storia da parte dell'autrice. Ember è sempre un po' estranea a quello che succede: i sentimenti ci sono ma le reazioni sono forse troppo scontate. Si comporta esattamente come ci si aspetta e non esce mai dal percorso: se pensi che farà qualcosa, quella cosa si avvera, né più né meno.

Quindi, se i due personaggi principali sono Ember e Garret, i due secondari più importanti sono Dante e Riley. Dante, fratello gemello di Ember, è il suo opposto in quanto a carattere e a fedeltà a Talon. Dire che è un personaggio negativo, che è colpa sua se succedono delle cose, è riduttivo. E' vero che Dante tradisce Ember, in un certo senso, ma è anche vero che nel romanzo non si sbilancia mai e non si espone mai. Il suo punto di vista, infatti, è il grande assente, quello che lascia un buco nero e che non arriva se non alla fine, nell'epilogo; e in questo epilogo si capisce subito che Dante è un personaggio che sta sul filo del rasoio: la sua fedeltà a Talon è forte ma il suo legame con Ember forse lo è di più. Vedremo come la Kagawa lo svilupperà nei seguiti.

Riley, invece, è quello che normalmente viene considerato come il terzo incomodo: drago blu, disertore, ribelle, Riley è tutto quello che Dante e Garret non sono, tutto quello che stuzzica lo spirito di Ember e il suo drago. Nella prima parte il disertore è solo questo, un personaggio che compare senza preavviso, lancia la bomba a Ember e poi sparisce; mentre nella seconda parte, con il suo PoV, viene delineato con più precisione e scopriamo un lato di lui che non era visibile. Riley è il più adulto tra i protagonisti, ha più responsabilità e vede le cose per come sono: la natura di Ember, persino quella di Dante, per lui non hanno segreti. Però, come interesse amoroso, Riley non regge il confronto con Garret e per me rimane un adulto che si prende cura dei cuccioli di drago, Ember compresa. Anche per lui, solo i seguiti potranno illuminarmi, quindi per ora rimango aperta ad ogni possibilità.

La storia in sé, invece, ha dei grossi punti di forza, ma anche dei momenti di immobilità. La parte iniziale e quella finale sono le migliori: una perché introduce tutto, personaggi, ambientazione e scopo, mentre la seconda perché è ricca di azione e di colpi di scena. La parte in mezzo, purtroppo, è quella che ha contribuito ad abbassare il voto: l'ho trovata ripetitiva, priva di movimento e forse un pochetto noiosa. Superata quella, però, la storia riprende slancio e anche il ritmo di lettura si rianima. Bisogna solo tenere duro e avere pazienza di fronte ai punti morti.

Per finire, direi che Talon è un buon fantasy con una trama che è chiaramente fatta per essere sviluppata un poco alla volta nei romanzi e che unisce diversi elementi oltre a quelli del genere fantastico: ce n'è quasi per tutti i gusti ma, per ora, rimango un po' sulle mie e tengo il voto che mi è venuto spontaneo di dare. Aspetto il prossimo titolo per farmi un'idea più precisa della serie e solo allora capirò se fa per me o se è meglio mollare il colpo.
Per ora, però, lo promuovo con un bel sorriso sulle labbra. Del resto mi ha accompagnata verso la guarigione, non potevo non affezionarmi.

Il mio voto è:

4 commenti:

  1. [play] love is in the air... [stop]

    Dopo la clip musicale posso dirvi che sono un po' confusa... farà per me questo libro??? Intanto sto curando l'influenza con La Nostra Ultima Canzone, un romanzo diverso dai soliti che mi sta incuriosendo molto!

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  2. @Silvia: sono confusa anch'io quindi... bho! XD
    La nostra ultima canzone ha una trama intrigante. Poi mi fai sapere? :)

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  3. Sicuramente è un romanzo diverso dai soliti, strizza l'occhio a un malinconico John Green, di romance non ha praticamente nulla, ma è carino, triste senza piangersi addosso. Si legge bene e si distingue dalla massa, a me a volte basta questo ^^

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  4. E se mi nomini Green... è un colpo basso!

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