lunedì 11 gennaio 2016

Recensione La dura fragilità del cristallo di Flavia Basile Giacomini




Titolo: La dura fragilità del cristallo
Autore: Flavia Basile Giacomini
Self Publishing
Data di pubblicazione: 23 dicembre 2015
Pagine: 193
Punto di vista: terza persona
Livello di sensualità: medio/basso


Trama: Due mondi distanti possono scontrarsi o semplicemente sfiorarsi, oppure possono imparare a girare come pianeti intorno allo stesso sole. Chiara De Angelis è una trentenne indipendente, separata, madre di un bambino, figlia di tipografi che detesta i "ricchi capitalisti" e l'ostentazione del lusso. Ivan Ferrari è uno scapolo d'oro della Roma borghese, figlio ed erede di una famiglia di banchieri, che vive nel benessere più assoluto, con valori economici e materiali come obiettivo primario della propria realizzazione. Intorno a loro, due universi sociali fatti di legami familiari e amicali completamente differenti. L'incontro tra i due non può che essere uno scontro, fin dai primi momenti, teso e pieno di attrito. Tuttavia il loro essere così diversi nasconde due anime tormentate che cercano vicendevolmente di aiutarsi a sopravvivere nella tempesta delle rispettive esistenze. Una storia d'amore dolce e amara che vive nel fragile equilibrio delle proprie insicurezze.


COMMENTO: 
Avete presente quei vasi fatti con il vetro di Murano? Spessi, grossi, pesanti, che se malauguratamente cadono si infrangono in un miliardo di pezzettini e polvere abbagliante? Ecco, prendete quel vaso e dategli forma umana: avrete la protagonista di questo romanzo, Chiara. Una donna forte, che si fa carico degli altri, apparentemente indistruttibile, dura, che affronta la vita con la potenza di un treno lanciato a tutta velocità. 

Ivan invece assomiglia di più a un prezioso monile di cristallo Swarovski dalle forme aggraziate, trasparente, meraviglioso nella sua perfezione. Raccoglie la luce in sè e la rifrange fino a brillare come un diamante.

In entrambi i casi è tutta apparenza.

Il canovaccio della storia è piuttosto semplice e, se vogliamo, anche abusato. Chiara: bella ragazza di borgata (siamo a Roma, è un po' come dire ragazza di periferia) è una persona semplice, alla mano. Odia i ricchi, il denaro facile, da giovanissima frequentava i centri sociali e fumava spinelli. Ora è madre di un bambino dolcissimo avuto con il suo miglior amico, lavora nella tipografia di famiglia e continua a odiare la gente facoltosa.

Ivan è l'apoteosi di ciò che Chiara detesta, perchè è bello, ricco e ha fama di essere un bamboccio che trascorre il suo tempo sperperando il denaro di famiglia. Con la morte del padre ha ereditato un impero, ma continua a trascorrere il suo tempo con altri rampolli annoiati come lui, tra cui l'ex fidanzata ancora innamorata.

La terza protagonista è una Roma da bere, fatta di locali lussuosi dove gira sesso e droga e dove l'apparenza è tutto; in contrapposizione con i rioni dove la gente si chiama gridando, dove il bar è sempre lo stesso e il caffè è buono per davvero, dove le biciclette e i motorini sono appoggiati ai muri.

Questi due mondi agli antipodi si incontrano e si scontrano, come due cristalli che cozzano sprigionando frammenti di luce, sbriciolando un primo strato superiore che rivela ciò che Ivan e Chiara nascondono al resto del mondo, e persino a loro stessi: una delicata fragilità.

Ecco, la bravura di un'Autrice sta nel prendere una trama semplice, lineare e arricchirla di particolari, ma soprattutto nel tratteggiare i personaggi, sia che si tratti di protagonisti, sia che si tratti di comprimari, e la Giacomini ci riesce alla grande.

Se Chiara mi è piaciuta nella sua semplicità e nei suoi modi schietti, Ivan mi ha proprio conquistata. Come si fa a non innamorarsi di un uomo che mostra le sue umane debolezze (mi sono un po' stancata di questi uomini super macho che non devono chiedere mai), che ha paura, che si sente insicuro di fronte alla vita e alle responsabilità, ma che viene illuminato dalla purezza di un diamante grezzo come Chiara?

Per il barlume di un attimo ripensò alla fragilità di Ivan, alla sua insicurezza, alla possibilità che potesse essere anche lui una vittima di quel sistema di anime corrotte e corruttrici in cui viveva da sempre

Non tutto è come appare, e se la fragilità di Ivan appare subito evidente dai percorsi tortuosi e ansimanti dei suoi pensieri, la forza di Chiara nasconde un immenso dolore, un segreto, qualcosa che ha il potenziale per distruggere lei e chi le sta intorno. E qui entrano in gioco i comprimari di cui non parlerò, ma che con delicata e cruda concretezza incarnano una tra le peggiori condizioni umane.

Come ho già accennato, la storia in sè è molto semplice, ma è il modo in cui si evolve e si dipana che la rende speciale, proprio come i suoi imperfetti protagonisti

Coltivate lo splendore del silenzio. Ricordate che nella vita la luce entra sempre dalle crepe. E le anime che hanno più squarci sono anche quelle che brillano di più.

Un uomo e una donna che mostrano al mondo ciò che il mondo vuole vedere e che solo nella solitudine del loro amore si spogliamo di ogni maschera per rivelarsi nella loro autenticità.

Un libro delicato e forte, la conferma per me di un'autrice di rara sensibilità e bravura.


Il mio giudizio è:

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