venerdì 18 marzo 2016

Recensione Perfect di Alison G. Bailey (Serie Perfect #1)

 
Titolo: Perfect
Titolo originale: Present Perfect
Autore: Alison G. Bailey
Serie: Perfect #1
Editore: DeAgostini
Data di pubblicazione: 8 marzo 2016
Pagine: 321
Punto di vista:
Livello di sensualità: 

Trama: Può la vera felicità durare più di un attimo?
È quello che si domanda Amanda, diciotto anni e una vita di insicurezze, quando decide di rifiutare con ostinazione l’amore di Noah. Noah che è il suo migliore amico, la sua anima gemella, il suo cavaliere dall’armatura scintillante. Amanda sa che Noah potrebbe renderla felice, immensamente felice, ma sa anche che tanta felicità potrebbe non durare. E perdere Noah le spezzerebbe il cuore. Ecco perché preferisce rinunciare a lui, e all’illusione di un momento, piuttosto che vivere con il rimpianto di averlo perso per sempre.
Per molto tempo Amanda e Noah si rincorrono, soffocando la passione che li divora, gettandosi a capofitto in storie sbagliate e avventure di una notte. Ma quando un tragico evento sconvolge la vita di Amanda, le cose cambiano. Costretta a lottare con tutte le proprie forze per ricominciare, la ragazza capisce che al mondo non esiste dono più prezioso di ogni singolo istante in cui possiamo respirare, correre, ridere e… amare. E si rende conto di non avere più nemmeno un secondo da sprecare.
Perché, a volte, un solo attimo di felicità vale più di una vita intera.

COMMENTO DI ESTELLE:
**CONTIENE SPOILER**
Il romance è il mio genere letterario preferito e lo è da quando ho rubato il primo Harmony a mia madre. Amo tutto del romance: i protagonisti tormentati, gli ostacoli, soprattutto il lieto fine. Però, diciamo la verità. Le assurdità che troviamo nei romanzi rosa non le batte nessuno. Dài, non si è mai visto un duca che sposa una sartina nel 1823. O il miliardario circondato da bimbeminkia bombastiche che abbandona il libertinaggio per la scialba e timida verginella! E vogliamo parlare del perdono? Questi uomini la fanno franca su tutto: tradimenti, umiliazioni, percosse, fruste, stupri e privazione della libertà. Roba da far morire due volte Emmeline Pankhurst.

Se accetto e apprezzo le assurdità, non transigo, invece, sulla coerenza. Che si tratti di un fantasy con muta forma preistorico o del sopracitato depravato miliardario innamorato, non deve mai mancare la logicità della storia.

Perfect è iniziato come il più classico degli YA e mi stava piacendo moltissimo. Amanda e Noah sono nati a due minuti di distanza l’uno dall’altra, nella stessa città e nello stesso ospedale. Abitano in due proprietà confinanti e i genitori sono amici da sempre. Noah è il cavaliere in armatura di plastica, Amanda lo adora. La fanciulla cresce all’ombra della perfetta sorella, sviluppando insicurezze che si cementificheranno in lei e ne influenzeranno le azioni per buona parte della sua vita. Fin qui tutto bene. Lei mi faceva una tenerezza devastante, probabilmente perché sono stata un’adolescente problematica e con un perenne senso di inadeguatezza. L’ho giustificata, ho tifato per lei, sperando che prima o poi aprisse gli occhi.

Noah è il ragazzo perfetto. Bello, buono, altruista e ama alla follia Amanda. Glielo dice, glielo dimostra, lo sbandiera per il mondo. Peccato che lei abbia paura di rovinare la loro amicizia con un gesto sbagliato, sempre per colpa di questa maledetta sfiducia e per la convinzione che lui meriti di meglio.

Pensavo che prima o poi sarebbe cambiata, che aprisse gli occhi, che si rendesse conto che Noah la ama e la trova perfetta per lui. Niente di tutto questo. E da qui in poi mi è partito l’embolo.

Odio Amanda. Rientra di diritto tra le tre protagoniste più odiose della storia del romance. Non ne fa una giusta, mandando a puttane un amore in nome di qualcosa che non esiste. E qui sta il nocciolo del problema. L’autrice porta avanti un tira e molla che poggia su aria fritta. Amanda rifiuta Noah, ma è gelosa se esce con altre ragazze. Piange in continuazione, sabota gli appuntamenti del povero protagonista affetto dalla peggior sindrome da palle blu della storia dell'umanità. Ma quando lui si prostra a lei ecco che Amanda fa un passo indietro, perché si sente troppo poco per lui. E questa manfrina va avanti per un bel po’. Alla fine ho sperato che Noah le desse un bel calcio nel didietro e la scrittrice cambiasse protagonista. Nooooo, figuriamoci. Dobbiamo sorbirci Amanda fino alla fine.

Cambio ambientazione, ci spostiamo all’Università, dove la pulzella che si sente brutta e stupida arriva a farsi persino la mascotte del college. Noah intanto si è fidanzato, ma Amanda non è contenta di questa scelta, dato che nessuna ragazza va bene per lui.

Infine, arriviamo alla tragedia. Forse sono diventata una vecchia disillusa, o si è radicata in me una vena di cinismo. Ma usare la carta del vittimismo e della malattia, a questo punto della storia, per come si sono svolti i fatti, non ha proprio senso. Già, la povera Amanda, che si sente brutta, che non eccelle in nulla, che ama un ragazzo ma si impone, povera vittima, di non punirlo con la sua presenza, si ammala di cancro. Cazzo che sfiga! Ebbene, io non vedo il filo logico in questa matassa di falsi sacrifici, lacrime facili, addii e riappacificazioni.

Strumentalizzare il dolore, la malattia e tutte le emozioni che ne derivano, trovo che sia di una bassezza incredibile. Senza contare che, o si ha il coraggio di affrontare l’argomento descrivendo ciò che è veramente la chemioterapia, o si glissa, facendo più bella figura.

Arrivati a questo punto, cosa può fare la nostra Amanda per farsi odiare ancora di più? L’impensabile. È malata, con il 65% di possibilità di vivere oltre i cinque anni: va da Noah per confessargli che lo ama alla follia, da sempre, che è tutto per lui.

Ma anche no! Ti sei sacrificata fino a un minuto prima per lui, perché non sei adatta alla sua perfezione e ora che sei malata diventi così egoista da caricarlo della tua malattia? Dove sta la coerenza in tutto questo? Non c'è, si è persa in un punto qualsiasi all'inizio della storia. E questo è il difetto più grande del libro. C'erano mille modi per rendere questa storia appassionante, ma non stucchevole e assurda oltre ogni ragionevolezza. E non lo dico perché mi voglio trasformare nell'ennesimo allenatore di calcio durante le partite di calcio dei mondiali.

Il lieto fine arriva e non sento nessuna emozione. Non riescono a commuovermi i biglietti grondanti sentimentalismo al glucosio. Non mi smuovono le perle di saggezza messe lì per bilanciare gli errori di un'adolescenza vissuta nel vittimismo.

Storia con un gran potenziale, bocciata senza possibilità di appello.

Due stelle e mezzo.

11 commenti:

  1. La sindrome da palle blu é il cancro letterario del genere Rosa

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  2. Dieci minuti di standing ovation! Praticamente la pensiamo allo stesso modo. Un vero peccato, perché, come te, l'inizio non mi era dispiaciuto.

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  3. Se avevo una mezza intenzione di leggerlo, adesso mi è passata. Odio i tira e molla inutili e prolisso che non danno nulla alla storia.

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  4. Ma basta con le malattie! Viva l'intrattenimento letterario!

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  5. Non avevo intenzione di leggerlo comunque, però la tua recensione mi è sembrata strepitosa. Quota Naike per la sindrome da palle blu!

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  6. Non cambierei una virgola di tutto quello che hai scritto, questo libro è la fiera delle assurdità. Unica differenza è la votazione, io più di uno non riesco a dargli, mi ha talmente irritato, e ancora di più nella parte finale, che non posso neanche prendere in considerazione una votazione poco più alta.

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  7. Questa storia ha colpito il mio sistema nervoso con una violenza assurda. Mi è capitato con un solo altro libro, e parlava di tutt'altro argomento, il tradimento. Credo sia una delle pochissime volte in cui ho sperato che la protagonista sparisse prima della fine, e intendo prima della metà del libro.

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  8. Non è la prima recensione non positiva che leggo di questo libro, non so ancora se leggerlo o meno

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  9. Adoro il vostro blog, l'ho appena scoperto e ovviamente non ho potuto non iscrivermi! ♥
    Per quanto riguarda Perfect... T-E-R-R-I-B-I-L-E!!!
    Non c'è una scena logica. Certo all'inizio l'ho trovato pure carino... Ma perchè mettere di mezzo il cancro osseo? Con una caviglia slogata poi? What?! Ahahah. No!
    Un abbraccio gigante da Dolci&Parole

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  10. Ciao Dolci&Parole, grazie mille! ^^
    Vengo a fare un giretto sul tuo blog.
    Su Perfect stendiamo un velo... Ahahah!
    Un bacio! ♥

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  11. Menomale che non sono la sola a pensarla così!
    QUOTO OGNI SINGOLA PAROLA ahahah
    Man mano che leggevo mi chiedevo quanto un libro potesse sprofondare nel trash e ahimè avevo la conferma che al peggio non c'è limite. Trash, trash ovunque. Personaggi mal caratterizzati, una protagonista ODIOSA e idiota, clichè a iosa e il particolare del cancro aggiunto a casissimo alla fine... No, non mi è piaciuto per nulla!
    Se vuoi leggere il mio simile sclero lo trovi qui :3
    Ciau!
    Rainy

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