sabato 26 settembre 2015

Recensione Il guardiano del faro di Camilla Lackberg (Fjällbacka #7) e Urlare non basterà di Brian McGilloway (Lucy Black 2)

Titolo: Il guardiano del faro
Titolo originale: Fyrvaktaren
Autore: Camilla Lackberg
Serie: Fjällbacka #7
Editore: Marsilio
Data di pubblicazione: 15 Ottobre 2014
Pagine: 448
Punto di vista: Terza Persona
Sensualità: assente
Voto: 4/5

Trama: In una notte d'inizio estate, un'auto percorre a gran velocità la strada che collega Stoccolma alla costa occidentale. La donna al volante ha le mani sporche di sangue. 
Insieme al figlio, Annie sta fuggendo verso Gråskär, nell'arcipelago di Fjällbacka. Quell'isola scabra, con il faro bianco e la vecchia casa del guardiano dove crescono le malvarose, appartiene alla sua famiglia, ed è l'unico posto in cui lei si sente al sicuro, lontano da tutto. La leggenda popolare vuole che lì si aggirino gli spiriti dei morti, ma questo non la turba, anzi, in quel luogo così solitario, dove il suo sguardo può spaziare solo su scogli e mare salato, ad Annie piace pensare che i fantasmi siano rimasti per farle compagnia.
Intanto, a Fjällbacka, Erica Falck è totalmente assorbita dai suoi gemelli di pochi mesi, tanto più che Patrick, da poco rientrato in servizio, è alle prese con un'indagine piuttosto spinosa: il dirigente del settore finanze del comune è stato ucciso nel suo appartamento con un colpo di pistola alla nuca. Il movente dell'omicidio sfugge e la vittima, che poco prima di morire aveva fatto visita ad Annie all'isola degli spettri, sembra essere stato un uomo dai mille segreti. Sfidando un muro di silenzi, la polizia di Tanum scava nel suo passato e trova un collegamento con un'associazione di sostegno a donne maltrattate. Una pista che permetterà a Patrick, sostenuto dal colore di una famiglia solida e sempre più numerosa, di portare alla luce i mondi calpestati di persone a cui la parola casa desta soltanto i ricordi di cicatrici, deboli ombra che solo nell'amore per un figlio possono trovare la forza per continuare la loro fuga dal dolore che annienta ogni emozione, da caos e distruzione.

Commento di Vins:
Ancora un bel giallo di questa serie. Nonostante la trama ben congegnata, con tanto di vicende parallele, o che comunque si intersecano un po', credo che la soluzione della vicenda possa essere intuita quasi subito questa volta: alcune piste risultano infatti troppo semplici o troppo ovvie.
Alla Lackberg piace giocare con la psiche umana e mostrare a cosa essa possa portare, compresi orrori inimmaginabili.

In parte sono stato instradato alla soluzione dall'elemento paranormale del romanzo: l'autrice è brava nel non calcare mai troppo la mano in un senso o nell'altro, lasciando così credibili entrambe le opzioni, in base alle credenze del lettore.

Se, come dicevo, alcune piste troppo ovvie non mi hanno distratto particolarmente, devo dire che qualche vicenda parallela misteriosa, a causa del suo intersecarsi con l'omicidio da risolvere, un po' mi ha dato da pensare quasi fino alla fine: penso che qui si colga un certo realismo dell'autrice nel collegare troppo alcune vicende, visto che il tutto sarebbe sembrato forse un po' forzato.

Realismo che, anche con questo libro, sembra ormai un elemento abbastanza caratteristico della serie, pur nei limiti della fiction romanzesca.
Così come anche qui, verso il finale, si ripete lo schema delle intuizioni di Patrick, il suo ricordo di particolari non degnati della dovuta attenzione la prima volta, che lo portano a delineare una soluzione che però non viene svelata al lettore.
E' una struttura affascinate perché sembra rendere omaggio alla frase tanto cara ai vari poliziotti visti al cinema, in televisione o letti nei romanzi: "Ci racconti tutto, anche il più insignificante particolare potrebbe essere importante".
E' una scelta narrativa interessante anche perché, sebbene il lettore abbia già qualche sospetto o addirittura la certezza, come vi arrivi la polizia è sempre affascinante.

Se alcune caratteristiche le ho trovate ricorrenti a causa di una certa tipologia dei libri della Lackberg, così non è stato per altri aspetti.
Tra le conferme mi viene in mente anche la struttura del libro con l'alternanza tra vicende passate e presenti, con le prime che in qualche modo hanno sempre a che fare con le seconde. E anche la presenza del passato all'inizio di ogni capitolo come una sorta di stacco.
Ma in realtà di stacchi, nel libro, ce ne sono diversi e rendono la lettura appassionante. Non ci si stanca insomma nel seguire una sola vicenda.

Giunti ormai al 7° libro, l'universo creato dalla Lackberg risulta popolato di vari personaggi, tutti così ben caratterizzati da risultare assolutamente uguali a come li si ricordava dai libri precedenti, e di numerose vicenda parallele.
Del resto non è una novità l'alternanza tra lavoro col caso da risolvere e scene di vita domestica. Ma questa alternanza non riguarda più solo i protagonisti principali, Erica e Patrick, ma anche molti altri.

In questo libro penso che siano due le trame parallele principali. Prima di tutto la particolare situazione familiare di Paula, la sua compagna Johanna, il loro figlio Leo, Mellberg e Rita (madre di Paula).
La seconda è la situazione di Anne, la sorella di Erica. In questa ho ritrovato l'abilità dell'autrice nel trasmetterti emozioni forti, compito reso magari più semplice dal fatto che la vicenda in sé è molto toccante.
Se questa si risolve in parte, altro viene lasciato un po' in sospeso, per fornire magari materiale ai libri successivi.

Diversamente dal libro precedente, invece, qui non si resta col fiato sospeso per la sorte dei due protagonisti: a volte questo è un tratto distintivo di alcune serie. Sono quindi contento che la Lackberg resti più libera in tal senso, senza vincolarsi ad un unico schema finale prestabilito.

Il mio voto è:


Titolo: Urlare non basterà
Titolo Originale: Hurt
Autore: Brian McGilloway
Serie: Serie Lucy Black #2
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: 14 novembre 2014
Pagine: 311
Punto di vista: terza persona
Livello di sensualità: assente

Trama: È una fredda notte di dicembre in Irlanda, quando il treno proveniente da Belfast è costretto a fermarsi per un piccolo incidente. Sulle prime sembra una cosa da nulla, ma un’amara sorpresa attende il ferroviere che va a ispezionare la linea: sui binari c’è il cadavere di una ragazzina di quindici anni. Le indagini vengono affidate alla detective Lucy Black, e appare chiaro da subito che i soli indizi utili a identificare la vittima sono quelli contenuti nel suo telefonino. Analizzando i messaggi e i profili sui social network, ben presto emerge che molti “amici” della ragazza non erano fidati come lei pensava. Il caso è delicato, ma Lucy è decisa ad andare fino in fondo: deve farlo per placare i fantasmi del passato, per la bambina che non è riuscita a salvare e il cui assassino è ancora libero. Stavolta, nonostante il nuovo capo sorvegli ogni suo movimento, la detective Black è determinata a non lasciar spazio a nessun errore… Un thriller straordinario. Un libro che non riuscirete a mettere giù.

Recensione di Vins:
Molto bello, mi è decisamente piaciuto dopo che il primo, Non parlare, aveva suscitato in me reazioni abbastanza tiepide.
In parte ho notato anche uno stile migliorato, ma potrebbe anche essere solo una mia impressione: è semplice e asciutto, ma non privo di una certa dose di particolari descrittivi fisici e di stati d'animo che, tuttavia, non appesantiscono la lettura.

Ovviamente, dopo due libri, diventa forse più semplice, ma non scontato, che il personaggio della protagonista, Lucy Black, sia ben caratterizzato e decisamente interessante. Risulta arricchita anche dai vari stacchi che si occupano della sua vita familiare e che spiegano parte dei suoi tormenti. Alle difficoltà familiari, infatti, si aggiungono quelle del lavoro particolarmente dure, viste le situazioni di maltrattamento di minori che compongono la maggior parte dei casi di cui si occupa l'Unita cui Lucy è stata assegnata.
Il mix di scorza dura, ma allo stesso tempo sensibile soprattutto quando si tratta di persone vulnerabili che le ricordano se stessa, mi ha ricordato un po' la Kate Burkholder della Castillo. Solo che Lucy mantiene forse una maggiore femminilità e, benché anche lei si getti spesso a capofitto in situazioni pericolose senza aspettare rinforzi, risulta un po' più realista nell'evitare ogni forza di scontro se possibile.

La vita sentimentale di Lucy è un aspetto marginale della trama ma comunque presente, un accenno di rosa che però non mi ha detto molto, riducendosi alla classica situazione complicata con tanto di altro possibile interesse amoroso. Magari, da questo punto di vista, ci saranno sviluppi futuri.

Penso si sia capito che la trama gialla è assolutamente predominante nel libro: i vari stacchi sulle questioni familiari di Lucy, agevolati dal ruolo di vicecomandante che ricopre la madre, arricchiscono molto il tutto.

Il caso da risolvere è costruito molto bene: pur non essendoci una misteriosa identità da scoprire dietro la quale si cela un insospettabile, i colpi di scena per legami e responsabilità non mancano. L'autore distribuisce una buona dose di indizi e particolari che possano andare a formare i tasselli di un puzzle che si comporrà alla fine.
A tenere alto il ritmo ci pensano anche le varie scene d'azione presenti nel libro.
Visti gli usi, o comunque i riferimenti, alle moderne tecnologie tipo social network o argomenti molto attuali tipo il "DARKNET" (internet "sotterraneo"), alcuni temi sono decisamente moderni.

Infine c'è un aspetto che dà al libro una certa profondità: benché sia assolutamente possibile una netta divisione tra "buoni" e "cattivi", i primi non sono esseri perfetti che fanno sempre la cosa giusta.
Il libro è ambientato in Irlanda e si sa che la situazione politica del paese ha da sempre influenzato il modo di vivere dei suoi abitanti. Sembra che l'autore abbia ben presenti discorsi tipo i compromessi tra autorità pubblica e autorità privata tra i cittadini. Compromessi dai quali non è esente neanche la protagonista per una sorta di "giustizia privata": sono aspetti che arricchiscono il libro con un certo realismo.

Continuerò sicuramente la serie a prescindere dalla vicenda "conto in sospeso" della protagonista.

Il mio voto è:

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