lunedì 23 novembre 2015

Recensione Una stravagante ragazza perbene di Virginia Dellamore



Titolo: Una stravagante ragazza perbene 
Serie: No 
Autrice: Virginia Dellamore 
Editore: Autopubblicazione (Kindle Edition) 
Pagine: 309 
Formato: ebook 
Pubblicazione: novembre 2015 
Livello di sensualità: molto soft 
POV: Si alternano terza e prima persona 


Trama: Londra, età della Reggenza. Annis è una ragazza simpatica ed eccentrica, che vive in un verdeggiante paesino del Sussex. Il suo più grande desiderio è viaggiare e vivere avventure straordinarie, come i protagonisti dei romanzi che legge avidamente. Quando è invitata a trascorrere due mesi a Londra per la Stagione, accetta con entusiasmo: non certo per trovare marito, ma per conoscere il mondo e divertirsi. A Londra incontra Guiscard, bellissimo, insolente, senza regole, anche lui tutt’altro che favorevole al matrimonio. Chi meglio di un affascinante scapestrato che conosce i luoghi più spassosi della città può farle trascorrere una Stagione indimenticabile? Quale amicizia è più sicura di quella fra due persone che hanno messo subito in chiaro di non piacersi? Eppure, talvolta, alla sprovvista, il cuore ci mette lo zampino, insinuando l’amore in chi non si riteneva capace di provarlo... Sullo sfondo di una Londra frivola e mondana, con una rosa di accattivanti personaggi secondari, un romanzo leggero, vivace, condito di pungente ironia. Una storia per chi ama il romanticismo, i dialoghi scoppiettanti, una girandola di eventi capaci di scatenare il sorriso, e l’immancabile lieto fine.

Commento di Ermione:
E no, per tutti gli ortaggi!!!

Dal momento che anche questo secondo romanzo di Virginia Dellamore mi è piaciuto molto, voglio iniziare dagli unici due elementi che ho mal digerito e che – ci tengo a precisarlo – nulla hanno a che fare con quella che ritengo essere la qualità del romanzo, ma dipendono esclusivamente dai miei gusti personali: la castità della coppia e l’aspetto fisico della protagonista.

Sul secondo fattore potevo tutto sommato anche sorvolare, ma il primo, accompagnato dal fastidio di essere rimasta a bocca asciutta dopo più che promettenti premesse (non specifico per evitare spoiler) non mi è proprio andato giù. Non amo l’eccesso di sesso nei romanzi, soprattutto quando il contesto non lo richiede, ma tra il nulla e il troppo c’è sempre il qualcosina… Lady Opaline, da questo punto di vista, per me era assolutamente perfetto.

Arrivata alla fine Una stravagante ragazza perbene la sensazione che mancasse un tassello – precisamente quello lì – era decisamente palpabile. Ad un certo punto, verso la fine del romanzo, ero quasi convinta: “Oh, adesso finalmente succede qualcosa!!!”…invece, niente. Pazienza. Anche il finale, sinceramente, mi è parso un po’ troppo sbrigativo e tirato per i capelli (quanto accade ai Vauxhall Gardens e le sue conseguenze, secondo me, avrebbero avuto bisogno di un maggiore spazio, invece ho avuto la netta impressione che l’autrice abbia messo il turbo proprio quando la cosa si faceva interessante). Insomma, se avessi letto il romanzo a 12 anni, gli avrei tranquillamente assegnato 5 stelline; ma dal momento che ho qualche anno di più e quando leggo un romance un pochino di pepe me lo aspetto, non posso andare oltre le 4. 

Secondo elemento che mi ha fatto un po’ storcere il naso: tutti, ma proprio tutti i personaggi, ad un certo punto si trovano a fare considerazioni su quanto sia brutta la protagonista. Ora, mi va più che bene un’eroina “umana”, con qualche difettuccio: che so, non appariscente o bassina o “morbida” o con gli incisivi leggermente accavallati…toh, magari anche con gli occhi d'un colore diverso l’uno dall’altro! Ma questo abbinamento tra l’adone privo di imperfezioni, simile al David di Michelangelo (ma più dotato) e la bruttina insignificante, non mi convince mica. Va bene essere belli dentro, ma trattandosi di una donna e non di un calzino, la vedo dura… Ovviamente non mi riferisco alla vita reale, lo so benissimo che il fascino non è necessariamente connesso con la perfezione fisica, ci mancherebbe, ma quando leggo un romance voglio sognare, come se leggessi una fiaba, e la protagonista unanimemente definita “brutta” mi rovina il quadro.

Per il resto, ho trovato Una stravagante ragazza perbene assolutamente delizioso. 
    
In linea di massima non amo molto quando un’autrice contemporanea adotta un linguaggio volutamente “anticato” quando si trova a scrivere un romanzo di ambientazione storica. Non mi riferisco, ovviamente, ai dialoghi, dove gli anacronismi di senso opposto (vale a dire un linguaggio e degli atteggiamenti relazionali troppo “moderni”) sono altrettanto fastidiosi, ma alla voce narrante che, a volte, viene inutilmente appesantita dai tentativi di ricreare anche nelle descrizioni un’atmosfera falsamente rétro. Questo, appunto, in linea di massima. Virginia Dellamore, secondo me, rappresenta una felice eccezione, perché è così brava a farlo da non permettere al lettore di percepire qualcosa di stonato, innaturale, finto, ma, al contrario, riesce a farlo immergere meglio nel contesto, come se la narrazione – sia pur in terza persona – non fosse che un’estensione del mondo interiore della protagonista, Annis. Forse anche perché la potenziale “pesantezza” insita nella scelta di un linguaggio non troppo attuale è fortemente mitigata da una lieve, ma arguta, ironia che permea commenti e descrizioni. E’ come se la voce narrante fosse – immagino intenzionalmente – sintonizzata con le caratteristiche di personalità di Annis che, sin da subito, mostra una forte autoconsapevolezza e una buona dose di realismo e sana autoironia. Al protagonista, Guy, viene invece data direttamente voce, grazie a “I pensieri di un libertino”, una serie di capitoli che si alternano agli altri narrati in terza persona, che personalmente ho trovato una gradevole ed efficace scelta stilistica.

Il plot è abbastanza semplice e tutt’altro che originale, ma la scrittura è così piacevole da mantenere viva l’attenzione e non annoiare mai, anzi, molti passi sono stati per me molto emozionanti e coinvolgenti.

Del mistero legato all’identità della Dellamore continuo ad infischiarmene. Che non si tratti di una dilettante, ma di una persona che con la scrittura ci mangia, mi sembra lampante dallo stile, così curato, pulito e di ampio respiro. Ma come in altri casi, rispetto pienamente la scelta dell’autrice: se ha deciso di scrivere anche sotto questo pseudonimo, avrà i suoi buoni motivi. A me interessa solo che Virginia Dellamore continui a farlo, perché trovo i suoi romanzi dei deliziosi bon bon. Però, una preghiera, Virginia, non lasciarmi più così a bocca asciutta… per tutti gli ortaggi!!!  

Assegno a questo romanzo:

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