lunedì 1 agosto 2016

Intervista a Vincent De Luca
protagonista di "Giada, un amore colpevole" di Anna Chillon


Anche se sono una sua coetanea (quasi), anche se sono una donna con una vita privata felice e appagata, al suo cospetto mi sono sentita come un'adolescente investita da una tempesta ormonale, di quelle belle violente. Vincent De Luca non è il classico uomo attraente, dai tratti cesellati e lo sguardo accattivante. E' piuttosto un affascinante, oscuro tentatore. Il suo sguardo scivola addosso spogliandoti e non si può far altro che lasciarlo fare, implorando di più, anche se solo con la mente. 

1. Buongiorno Vincent, è un piacere conoscerti di persona. Parto subito con una domanda che riguarda l’ambito professionale. Fotografi panorami, adesso?
Buongiorno a te Estelle, ti ringrazio per aver guardato alla mia storia con una mentalità aperta e anche per lo spazio che mi stai concedendo. Ti rispondo subito, per ovvie ragioni avviso che dovrò cadere in qualche spoiler.
Paesaggi? No. È vero che Aron ha deciso di occuparsi di Ambra anche dal punto di vista economico perciò non ho più la necessità di guadagnare quanto prima, però il mio mestiere mi piace, ho una clientela nutrita e una professionalità acquisita negli anni alla quale non intendo rinunciare. Perciò, nonostante le proteste di Giada, sto continuando a fotografare le mie clienti senza veli. Così la mia piccola peste continua a fare incursioni a sorpresa nel mio studio per controllarmi con il risultato che sta finendo col diventare lei stessa il soggetto principale dei miei scatti. Ho intenzione di portarla in viaggio con me prima dell’inverno e allora sì, spero di riprendere anche a fotografare paesaggi… se mi lascerà il tempo di respirare.

2. Le favole come metafora della vita. Il lupo è davvero cattivo? O cattiva è la metamorfosi con cui una donna si lascia per sempre l’infanzia alle spalle? 
Cattiva sei tu a pormi questa domanda. Sei in cerca di punizioni?
Scherzi a parte, il lupo non è “cattivo”, ci appare tale perché non si cura di nascondere il lato famelico di sé.
Ogni metamorfosi, compresa la nascita e la morte sono passaggi dolorosi, il dolore di per sé è veicolo di una crescita; non a caso chi molto soffre tende a maturare prima, e su questo parlo per esperienza. Credo che le ragazze abbiano una gran fretta di maturare, poi quando accade si accorgono di rimpiangere un po’ le loro bambole e i balocchi come qualcosa che è andato perso per sempre, un’innocenza che in qualche modo le preservava dalla crudezza della realtà. Ma a questo forse potrebbe rispondere meglio Giada o, perché no, tu stessa.

3. Hai assistito alla nascita di Giada, l’hai conosciuta bambina, poi fanciulla e l’hai vista sbocciare donna. Come sei riuscito a guardarla con occhi diversi da quelli di un padre? O di uno zio.
In verità non sono stato sempre così presente nella vita di Giada, per un buon periodo ho dovuto occuparmi di Ambra e soprattutto di sua madre, ho avuto relazioni sentimentali sulle quali concentrarmi, ma comunque sì, frequentando Aron era inevitabile la vedessi crescere. È accaduto che Giada è cambiata profondamente, non solo nell’aspetto fisico, ma anche nel carattere, ed è cambiato soprattutto il suo atteggiamento nei miei confronti. Si è fatta maliziosa, ha cominciato a stuzzicarmi, a giocare con me pensando di essere al sicuro, forse a quel punto sono stato io a farmi ragazzino, ad abbassare quel muro contro il quale continuava a bussare. Avverto comunque un senso di protezione dei suoi confronti che però è quello che prova un uomo verso una donna che considera sessualmente ed emotivamente sua.
Inoltre sottolineo che Giada non è mia figlia.
Io sono carente di senso paterno; non mi sono mai sentito padre, nemmeno nei confronti di Ambra, non ho feeling con i bambini e nessun interesse ad averne. Perciò mi è stato inevitabile, una volta sbocciata, considerarla ragazza e non figlia.

4. Quando è scoccata la famigerata scintilla? 
Per me è accaduto qualche mese prima che potesse capitarmi di restare solo con lei. Era il mio compleanno, così Adele aveva insistito per prepararmi un pranzo a base di pesce. Giada era su di giri quel giorno, l’idea del regalo era stata sua e non vedeva l’ora che lo scartassi. Aveva addobbato casa con dei festoni e faticava a restare seduta sulla sedia per più di dieci minuti. La presi un po’ in giro per questo, con il risultato che lei mise la massima distanza tra noi a tavola fingendosi imbronciata; io a un capo e lei all’altro con il risultato che finivo sempre per incrociare il suo sguardo.
A un tratto svanì alla mia vista senza che ci facessi troppo caso. Poco dopo, mentre parlavo con Aron, avvertii due mani delicate e fresche posarsi sui miei occhi. I suoi capelli mi sfiorarono il viso mentre si chinava al mio orecchio e con voce ridente mi diceva: «Non puoi guardare finché non lo dico io.»
Il suo alito caldo mi lambì la pelle, la sua voce mi penetrò le orecchie e istintivamente il mio corpo si tese. Qualcosa scattò. L’impulso di catturarle i polsi e tirarmela in grembo fu così limpido e potente da spaventarmi, investendomi di una scarica di adrenalina.
Fu in quel buio che la vidi nitidamente; non come figlia di Aron, ma soltanto come Giada, come una femmina che desideravo. Fu per me una rivelazione.
Strinsi i pugni controllandomi, tenendoli ai fianchi e serrai le palpebre accarezzandole i palmi con le ciglia. Non volevo più riaprirle per non vedere: non vedere lei sapendo che l’avrei guardata con altri occhi e non vedere Aron. Tanto è vero che quando mi liberò dovette incitarmi: «Adesso puoi. Aprili, dai!»
No, non posso invece, pensavo io. Se ti guardo ora non smetterò più.
Ma ormai gli occhi, quelli interiori, li avevo aperti e, come sai, non sono più stato capace di richiuderli.

5. Com’è il sesso con Giada? È diverso in qualche modo dal sesso che hai avuto con altre donne in precedenza?
Nei rapporti occasionali non c’è mai una piena condivisione con la partner di turno, il più delle volte, per quanto piacevole e coinvolgente, si tratta soltanto di un’attività fisica. Ho avuto anche un paio di relazioni abbastanza serie, ma non ho mai trovato la ricettività che ho riscontrato in Giada e non ho mai provato un senso di protezione e possesso così forti nel fare sesso.
È strano perché in me convive il desiderio di proteggerla, insieme a quello di portarla al culmine del piacere attraverso una sessualità che non è delle più convenzionali. Lei è giovane, pura, spontanea in modo spiazzante e sapere che corrisponde i miei desideri, mi fa venire voglia di osare di più. Non nego che la sua inesperienza costituisca un ulteriore incentivo per me, ma d’altro canto sa affrontare il sesso in modo più aperto e coraggioso di molte donne adulte che non si lasciano mai penetrare in una maniera che non sia soltanto fisica. Lei si dona veramente, portandomi ad essere me stesso, a sentirmi voluto per ciò che sono, perciò alla fine non so chi sia davvero tra di noi l’allievo e il maestro.
Fare sesso con lei è come assaporare il rum più pregiato che ci sia: il suo aroma ti riempie mente e palato, ti scalda il cuore e non si può fare a meno di sorseggiarlo finché non ti dà alla testa. Dopo di che non accetterai più nulla di meno.

6. Si dice che una donna maturi sessualmente intorno ai trent’anni. Giada ne ha diciotto. Hai pensato che le sue esigenze cambieranno? 
Me lo aspetto e lo spero, anche se non ho fretta che avvenga. A un certo momento, invece di porgermi i polsi silenziosamente, mi farà un cenno per indicarmi la corda che desidera. Non le basterà più lasciare che sia io a condurla dove voglio e comincerà ad avere delle pretese tutte sue. Non credo desidererà mai imporsi in modo totale, non è nella sua indole e non potrà cambiare fino a quel punto, ma acquisirà una sicurezza in sé che potrò solo venerare. Del resto sta già accadendo. Di giorno in giorno, aumentano le sue pretese e probabilmente presto si accorgerà che in modo proporzionale mi permetterò di aumentare anche le mie.

7. Perché sei stato così irruento con lei la prima volta? Una cosa del tipo “Leviamo il cerotto con uno strappo e non pensiamoci più”? 
È stata più volgarmente una cosa del tipo: “L’hai voluto e adesso lo prendi”.
Lo so, lo so quello che si pensa in giro, ma non m’importa. Mi stava facendo impazzire, non perdeva occasione per provocarmi quando già per me era estremamente difficile contenermi. Se non fosse stato per lei, avrei potuto sforzarmi di mantenere le distanze ancora per qualche annetto, ma non in quel modo: non quando mi faceva capire che voleva me e che il mio rifiuto la stava spingendo a dare ciò che ritenevo già mio a qualcun altro. È stata una decisione grave, repentina, dolorosa, agognata e impulsiva, e in quello stesso modo abbiamo vissuto quel momento, sia io che Giada.
Sarei potuto essere più clemente? Sì, se avessi voluto prenderla in giro, ma con lei non posso essere altri che me stesso, nel bene e nel male.

8. Dominatore con Giada o di indole? 
Non amo darmi una definizione, né sentir usare gli appellativi di “Padrone”, “Signore” e simili, dei quali Niccolò fa incetta. Per carattere tendo a impormi, questo è vero. Provo piacere nel premiare e punire, nel giocare e protrarre il gioco sessuale fino a sconfinare nella vita reale. Amo vedere la mia partner contorcersi, ansimare, provocarle sensazioni ed emozioni contrastanti, così è sempre stato con qualunque donna. Il come non è mai uguale e non è mai prestabilito.
Una volta mentre spogliavo una mia cliente allo studio per fare ben altro che fotografie, lei sciorinò una lista incredibile di tutte le pratiche che voleva evitassi, usando alcuni termini tecnici prettamente BDSM che potei soltanto intuire, non frequentando l’ambiente. Le ho rialzato le mutandine sui fianchi e le ho detto: «No. Tu sai troppe cose e pensi a troppe cose. Non funziona così per me: agisco d’istinto, il sesso con me non è un contratto, è un rischio. Se ti fidi abbastanza da rischiare, bene. Altrimenti non se ne fa nulla».
Ero chino davanti a lei, la guardavo dal basso. Lei scrutò le maniche di camicia arrotolate ai gomiti, le braccia nude, per finire con i miei occhi e decise di andarsene.
Questi discorsi con Giada non occorrono; nella nostra dimensione io le spalanco le porte della sessualità e lei accorre per vedere com’è, pronta a lacrime e piacere. Sarò “emotivamente deforme” come afferma Aron, o “pericolosamente indisciplinato” come sostiene Niccolò, ma nessuno ha mai potuto dirmi come fare sesso e le cose non cambieranno certo ora.
9. Il tuo lavoro ti porta a contatto con molte belle donne e, se è vero che non sei uno sbarbatello succube degli ormoni, è anche vero che la tentazione non ha età. Pensi che resterai fedele a Giada? 
In questo momento non ho alcun desiderio di tradirla e comunque agire di nascosto non è nel mio modo di fare. Indubbiamente non sono esente dalle tentazioni, ma esse finiscono sempre col riversarsi nella nostra relazione come un ulteriore stimolo. Se mai ci dovesse essere una frattura tra noi, non sarà per un mio agire alle sue spalle, di questo ne sono certo.
Perciò, se ti serve un book passa quando vuoi, per il momento sono innocuo… con le mie clienti.

10. Sei possessivo nei suoi confronti? 
Ogni giorno di più.

11. Prima di Giada temevi lo scorrere del tempo? Ne hai paura, oggi? 
Intendi se ho paura di invecchiare?
Non lo temevo prima e neppure ora. Sono fatalista.
Vite che svoltano in un momento, momenti che durano una vita... che senso ha preoccuparsene?

12. Come sono i tuoi rapporti con i genitori di Giada? 
Una favola…
Sinceramente, Adele per un po’ non mi ha parlato, finché è venuta a casa mia una sera in cui Giada era fuori con Zoe e abbiamo avuto una sorta di chiarimento, con qualche pianto e grida da parte sua. Non saprei dire se era più turbata per la mia storia con sua figlia o per la storia di Ambra, in realtà mi ha piuttosto fatto domande su suo marito. Credo volesse accertarsi del suo amore per lei.
L’amicizia con Aron invece ha subito un colpo durissimo. Cancellare il legame fraterno di una vita tramutandolo in odio non è possibile, non dopo tutto ciò che abbiamo vissuto insieme e che abbiamo fatto l’uno per l’altro; perciò oserei dire che la nostra amicizia non è del tutto svanita, si è piuttosto evoluta, ormai scevra da ogni finzione. Ci vorrà tempo, Aron dovrà elaborare la mia figura, so bene che non mi perdonerà, ma il fatto che grazie ad Ambra mi rivolga ancora la parola è già buon segno.

13. Ambra: figlia putativa, amica o responsabilità? 
Figlia mai, amica a volte, responsabilità sempre.

14. Perché con lei non è scattata la scintilla? 
Ti sembrerà strano, ma non mi innamoro di tutte le diciassette/diciottenni che incontro, per quanto Simon volesse farlo credere. Difficilmente vengo attirato da una ragazza di quell’età. Inoltre, a parte il fatto che lei sicuramente tende a vedermi come un padre, io e Ambra sotto questo punto di vista non siamo compatibili quanto lo siamo io e Giada: è una questione di “pelle”.

15. La tua più grande paura.
Arrivare tardi. Non riuscire a salvare una persona che amo da una morte o da un male ingiusti, quando sarebbe stato nelle mie possibilità.

16. Cosa desideri per Giada?
Felicità. Una vita lunga nella quale possa essere se stessa.
Oltre a mutandine viola, una corda robusta e quattro mani maschili. Forse ancora non lo sa, ma è una delle sue fantasie nate alla mostra di Niccolò… ed è anche una delle mie ovviamente.

17. Cosa desideri per voi due?
Oltre a corde robuste? Scherzo (non tanto).
Qualunque strada percorreremo, desidero sia quella della sincerità. Ci sono stati troppi segreti da mantenere e cose non dette, da qui in poi tutto sarà possibile se saremo onesti tra noi. Qualche viaggio finalmente, non guasterebbe.


Nel chiudere questa intervista, vorrei ringraziare Anna Chillon, un'autrice dolcissima, sempre disponibile e gentile. 
Grazie 

2 commenti:

  1. Vincent, io i 18 li ho passati da molto, ma...
    Amo molto le corde robuste! ��
    A parte gli scherzi, ho amato questo romanzo come amo la sua autrice. Complimenti per l'intervista ❤️

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  2. Oooooooo Estelle, grazie per questa intervista!!!

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